14 luglio 2016

This is why consistent terminology is crucial for user experience (UX)

The User eXperience (UX) describes the interaction of a user with a website. It refers to the communication between the visual and textual data represented on the screen of the computer and the user. One could say that the UX is ‘the smell of a website’.

How quickly a user can make decisions and how efficient he/she can ‘navigate’ a website depends on various factors which are studied by the developers of the website. The developers’ aim is to create a friendly and easy environment for their consumers by paying attention not only to the images, colours, templates or other attracting visual features of their website but also to the textual representation. That means that UX is about the interface between graphic and content. A user is firstly attracted by the colours, the visual representations and the general sense of the website but to the next and most important level he/she needs to take some information, complete a task and interact with the website. If we imagine a website consisted only of images and colourful boxes it is beyond shadow of doubt that no effective interaction can take place.

How do you interact with this pop-up?


Text, thus, is crucial as it provides the most significant information for the user (e.g. login, payment, donate, cancel, etc.). The user needs the textual data. Nevertheless, the user does not want to think. He/she does not want to spend hours looking for his information or completing a registration or doing an electronic payment. He/she needs efficiency in time and that relies on the accuracy and the consistency of the terms which are used. As Bill Gates had mentioned ‘Content is King’, however as I often highlight ‘Terminology is Queen’.

The text which is represented should be clear, simple, understandable, up to date and based on the perspective of the user. It should not cause any misunderstanding or confusion.



14 giugno 2016

Perché io valgo! Ancora sulla ricerca terminologica in fattura

Ho ricevuto molti commenti relativi all'ultimo post relativo all'integrazione del fattore della ricerca terminologica nella tariffa del traduttore. Tra tutti, il contributo di Elisa Farina mi è piaciuto particolarmente e ho deciso che valeva la pena trasformarlo in un post (previa autorizzazione di Elisa ovviamente!).

Secondo Elisa, sarebbe forse più efficace integrare il fattore della ricerca terminologica nella tariffa a parola. Come ho scritto in uno dei miei commenti su Google+, a volte si investe un'ora nella ricerca del giusto termine equivalente, e questa è una situazione in cui in molti ci ritroviamo spessissimo.



L'ingente dispendio di tempo per le ricerche terminologiche è senza dubbio un handicap per chi calcola il proprio compenso a parola.

Come fare, però, ad inserire questo aspetto nella fattura? Come voce a parte, in linea con quanto proposto da Debora? Ma in che modo? Aggiungendo una tariffa oraria basata su una stima del tempo che si prevede di dedicare alle ricerche? O calcolata a posteriori in base al tempo effettivamente investito?

Entrambe le soluzioni sembrano pericolose. Il più evidente svantaggio della prima opzione è che raramente il traduttore ha tempo di leggere per intero il testo da tradurre in fase di preventivo, quindi difficilmente la stima sarà precisa. Il secondo approccio, invece, rischia di spaventare il cliente (per la mancanza di un preventivo chiuso prima della conferma dell'incarico) o di farlo inviperire (in caso l'importo finale della fattura sia troppo al di sopra delle attese).

Secondo Elisa, quindi, una buona idea potrebbe essere quella di lavorare sull'educazione e sensibilizzazione del cliente ponendo l'accento sull'aspetto terminologico per giustificare l'aumento della tariffa a parola. Rendere consapevole il cliente, in fase di elaborazione del preventivo, delle difficoltà intrinseche nella traduzione del testo, del rischio (anche economico) di una traduzione sbagliata e di una scelta di termini non corretta. E naturalmente, a seconda dei casi, sugli altri aspetti citati da Debora (localizzazione, transcreazione, ecc.). Bisogna insomma spostare il campo di battaglia dall'articolazione della fattura alle trattative pre-preventivo.

Condivido anche il commento della cara Daniela Vellutino, che aggiunge, giustamente, che queste voci di costo dovrebbero essere incluse anche nei lavori dei web curator e dei comunicatori in generale.

E voi cosa ne pensate? Potete postare i vostri commenti su Google+!
22/06/2016: mi potete contattare anche su Facebook! Mi sono iscritta da un paio di giorni....

Ho trovato un post bellissimo post di Allison Wright: The terminological minefield, che vi invito a leggere, anche piu volte! 

Vi riassumo i passaggi che mi sono piaciuti di più: 

La terminologia va ben oltre la corretta scelta del termine equivalente nella lingua di arrivo. E' ben più che selezionare il giusto termine da glossari bilingue creati da altri traduttori o da altre organizzazioni. E' molto più che usare ciò che secondo il tuo sesto senso è la scelta più probabile da una memoria di traduzione creata da terze parti in un CAT.

Ciò che è necessario per utilizzare il termine corretto, è la conoscenza del mondo in cui questi termini appaiono - lo spazio in cui quei termini abitano.

A meno che non si sia esperti e altamente qualificati nel campo oggetto della traduzione, non sarà mai possibile garantire la correttezza terminologica se si va di fretta. La ricerca terminologica richiede tempo, tempo necessario per consultare diverse fonti e tempo per chiedere e ricevere suggerimenti e assistenza da parte dei colleghi.
 

Questa immagine all'interno del suo post, ben riassume il suo punto du vista, e il mio!