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Onore al traduttore (spesso ignoto)

tratto da: Corriere.it

Bisognerebbe fare un monumento a quel milite generalmente ignoto che è il Traduttore: ignoto anche quando il suo nome compare nel frontespizio di romanzi, racconti, saggi. Un grande linguista come Benvenuto Terracini disse che si tratta di un essere umile e infelice, perché lavora in silenzio, all’ombra del proprio autore e nel migliore dei casi il risultato che ottiene è di essere considerato un pazzo utopista. In effetti tradurre romanzi (e più che mai poesia) è un’operazione paradossale, perché ha qualcosa di impossibile: si tratta di comprendere quel che è stato detto da altri (ma non tutto è comprensibile, in letteratura) e di riprodurlo in un altro sistema linguistico, culturale e testuale che rispetti anche le zone oscure dell’opera di partenza. Il fatto è che il traduttore letterario lavora con una materia che per partito preso gli oppone resistenza.La gente che pontifica sulla pratica del tradurre si spreca. Ci sono centinaia di saggi teorici sull’argome…