28 aprile 2010

Neologismi sì o no?

da: Il Sole 24 Ore

Su Facebook, riserva dove proliferano i difensori di qualsiasi cosa, dai pini montani agli aeroporti milanesi, poteva mancare il gruppo di difensori della lingua italiana? No. Infatti, ecco il gruppo "Aboliamo i neologismi e gli stranierismi", dove si leggono appelli per sostituire la parola "cocktail" con un futuristico "polibibita" oppure per usare una semplice e pulita "notizia" al posto di "news".
Ma i neologismi, quelli sì che è difficile abolirli, anche perché la creazione della lingua è anarchica, le parole si autogenerano e diffondono in modo virale, incensurabile e incontrollabile, fino a consacrarsi termini ufficiali quando entrano nelle pagine dei vocabolari. Il Devoto Oli versione 2010 ne contiene 500 in più rispetto all'edizione 2009, più o meno lo stesso numero del Garzanti, mentre lo Zingarelli ne propone addirittura 1200.
L'ufficio – assieme alle aule scolastiche - è uno dei laboratori prediletti dalla creatività linguistica, un ecosistema dove le relazioni, il lavoro e la tendenza ai continui aggiornamenti (vuoi dei sistemi di comunicazione interna, vuoi della pagina web rinfrescata a forza di F5) generano un flusso continuo di nuove parole che si diffondono con l'immediatezza dell'invio di una mail. Una delle ultime tendenze in materia è prendere un verbo inglese - che gli abitanti d'oltremanica o d'oltreoceano usano correttamente nei loro uffici – e si superare la fatica di tradurlo in italiano con una semplice applicazione della desinenza verbale.
Sempre più numerosi sono gli esempi di questi ogm linguistici, dal draft-are un documento (cioè farne una bozza) al deliverar-are (banalmente, inviare) fino allo zippare (cioè comprimere file pesanti con l'omonimo programma Windows). Ma c'è anche l'oggetto/attività/persona performante (termine che evoca la potenza dei motori) e la terribile "deadline", macabra contro-traduzione per la comune "scadenza". Fra questa varietà di "neologismi da ufficio" abbiamo selezionato dodici fra i più usati e – ci permettiamo di definirli tali – fastidiosi.