27 aprile 2010

"Il lavoro a Bruxelles non va avanti senza interpreti"

tratto da: Repubblica

Pochi lo sanno, ma più si allarga e più si integra, meno l’Europa studia le lingue per comunicare. Le istituzioni son alle prese con una penuria di interpreti che rischia di diventare drammatica. Marco Benedetti, direttore generale del servizio di interpretazione della Commissione, è talmente preoccupato che ha fatto preparare video su You Tube e su Facebook per spiegare i vantaggi della professione. “Le scuole e le università europee non producono abbastanza interpreti per far fronte al fabbisogno attuale. Tantomeno a quello futuro, spiega.
Quali sono le prospettive?
“Oggi la Commissione impiega 585 interpreti assunti come funzionari e 250-300 freelance. Ma già per la cabina inglese facciamo fatica a fornire i servizio di interpretazione a tutte le riunioni. In prospettiva, nei prossimi dieci anni, 200-300 interpreti di madrelingua inglese nel complesso delle istituzioni europee. Del resto, le iscrizioni ai corsi universitari di francese e tedesco, In Gran Bretagna, sono calate in dieci anni del 75%.
E le altre lingue?
“Non va molto meglio. Il fabbisogno di interpreti francesi è valutato in circa 200. Altrettanto per il tedesco. Quanto all’italiano, nel prossimo decennio dovremo reclutare almeno una quarantina di interpreti fissie una cinquantina di freelance.”
Ma non si potrebbe reclutare al di fuori dell’UE?
“Al contrario. Le altre grandi istituzioni internazionali, come ONU e Fondo Monetario, sono anche loro a corto di interpreti e vengono a reclutare in Europa”